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DOVE SI VA DA QUI

Simone Marcuzzi
DOVE SI VA DA QUI di Simone Marcuzzi

Sinossi



Gabriele e Nadia stanno insieme da dodici anni. Si sono conosciuti all’Università, lui Ingegneria, lei Veterinaria, una battuta veloce, l’appuntamento dopo le lezioni, il riepilogo dei fallimenti amorosi di entrambi, e ora eccoli qui: convivono in un bell’appartamento, con le fotografie delle vacanze d’estate ben esposte all’ingresso. Gabriele è diventato manager di un’azienda metalmeccanica con varie sedi all’estero, prediligendo un incarico di responsabilità in Italia a un’esperienza avventurosa a Shangai. Nadia l’ha presa come una prova d’amore, il segno inequivocabile che la svolta è vicina. Così, da quando anche lei ha un lavoro stabile in una clinica privata, non riesce a smettere di pensare a cosa sarà domani, perché ormai l’amore è fuori questione, scandito dalla ripetizione delle attenzioni quotidiane, e tutte le domande finiscono sempre con l’interrogativo più grande: Perché una volta era più bello? Sullo sfondo di una provincia del Nordest sulla quale si abbatte la crisi economica, Dove si va da qui ritrae, come in un quadro che scolora, i problemi capitali di una generazione che ha pochi progetti e troppe preoccupazioni. Con una scrittura precisa e affilata, Simone Marcuzzi riannoda il filo della storia guardando Nadia e Gabriele muoversi con circospezione in un tempo presente che li vorrebbe pronti per il grande salto, eppure il passato sembra già così ingombrante, anche a trent’anni

 

“Ieri è un altro giorno”

 

Simone Marcuzzi, è nato a Pordenone nel 1981. Laureato in Ingegneria, ha esordito con il romanzo Vorrei star fermo mentre il mondo va (Mondadori, 2010, ristampato 2 011). Collabora all’organizzazione del festival letterario Pordenonelegge.

 


 


 

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Note

“L’hanno scoperto convivendo e hanno dovuto accettarlo non senza dolore, quanto il rinnovarsi di una complicità quotidiana aiuti a stare in piedi. Se i primi appuntamenti, con il profumo spruzzato sul collo e le occhiate schive, significano meravigliarsi della presenza reciproca e trovare la giusta distanza, vivere insieme, in costante ostaggio delle asperità e fissazioni pratiche dell’altro, vuol dire imparare a disporre le spine in modo che non feriscano. Dal suo rientro dall’Ungheria la tara è diventata inconscia e penetrante, e ormai, più di un litigio vero e proprio, Nadia si preoccuperebbe se per caso Gabriele rompesse la turnazione della colazione, o viceversa lei si rifiutasse di fissargli il nodo della cravatta il giorno della visita in azienda di un cliente importante.”