Domenico Procacci presenta

Francesca

Bobby Paunescu
Un film scritto e diretto da Bobby Paunescu e prodotto da Bobby Paunescu e Cristi Puiu

Sinossi

Francesca ha 30 anni e fa la maestra in un asilo di Bucarest.
I suoi genitori sono separati da alcuni anni ed ora vive insieme alla madre, Ana.
In una Romania abbagliata dal miraggio dell’Occidente e dei posti di lavoro all’estero, il sogno di Francesca è quello di emigrare in Italia. Arriva molto vicino al suo sogno, quando la sua amica, Maria le organizza un incontro con l’intermediario Pandele, sedicente funzionario dell’Ufficio per l’Emigrazione. In cambio di 2.000 euro, l’uomo le “offre” un lavoro di assistente presso un anziano, a Sant’Angelo Lodigiano, vicino Milano, dove guadagnerà 900 euro al mese. Francesca esita, ha poco tempo a disposizione ed i pareri di coloro che le stanno vicino sono contrastanti. Il padre si oppone, sottolineando l’intolleranza degli italiani nei confronti dei romeni, la direttrice dell’asilo presso il quale lavora è sospettosa. Ed anche fra i suoi amici c’è perplessità. La madre, invece, aveva contagiato a Francesca il suo entusiasmo per l’Italia e la sua aspirazione ad una vita migliore. Le sembra addirittura un segno del destino che Francesca abbia trovato lavoro proprio nella città in cui si sarebbe dovuta trasferire anche lei, se avesse sposato Marco, un cittadino italiano per cui ancora nutre dei rimpianti.
Per questo Ana le ha offerto tutto il suo appoggio e ha donato alla figlia tutti i suoi risparmi. Le esitazioni di Francesca sono legate anche al momento difficile che attraversa la relazione con il suo compagno, Mita. Questi appare distratto e sfuggente, anche se risoluto nella decisione di raggiungere la ragazza alla conclusione di un affare nel quale è coinvolto, per aiutarla a realizzare il progetto di aprire un asilo in Italia non appena avessero accumulato la somma necessaria. Ma le insistenti domande di Francesca lo inducono a confessare e la verità viene a galla: Mita è implicato in un’azione illegale con la complicità di un funzionario del comune che gli ha venduto la proprietà di un terreno.
Attratto dal facile guadagno e dalla possibile speculazione, Mita ha preso in prestito una parte dei soldi da alcuni strozzini ma l’acquisizione del terreno rallenta, gli interessi si accumulano e le minacce degli usurai si fanno sempre più incalzanti. Francesca è pronta a sacrificare la sua partenza in Italia e si offre di aiutarlo con i suoi risparmi; sarebbe anche disponibile a chiedere al suo padrino una parte della cifra da restituire. Tutto sembra ritornare normale ed insieme decidono che lei sarebbe partita subito mentre lui l’avrebbe seguita nell’arco di un mese.
Ma gli eventi prendono una piega inaspettata e le scelte dei protagonisti diventano sempre più difficili.
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Note

FRANCESCA è un film sulla crisi d’identità che attraversa la società contemporanea dei paesi ex-comunisti, una società che risente della mancanza di punti di riferimento e di valori. A partire da questa realtà, FRANCESCA punta i riflettori sulle scelte apparentemente immotivate che facciamo nel corso della nostra esistenza e sulle loro conseguenze sul destino delle persone che ci circondano, sulle proiezioni dei nostri ideali e sulla speranza di realizzare i nostri sogni attraverso gli altri.
E’ un film che esplora le cose cui rinunciamo per inseguire il miraggio di una vita migliore e la ricerca di un proprio posto nel mondo. FRANCESCA è una storia attuale sulla famiglia, sulle relazioni, sul bisogno di fidarsi degli altri e sui rischi che questo comporta. Ed è anche uno specchio di questo mondo – violento, aggressivo e non sicuro. Lo spunto del film nasce da un drammatico fatto cronaca: il 30 Ottobre 2007 nei pressi della stazione ferroviaria di Tor di Quinto a Roma, una donna di 47 anni, Giovanna Reggiani, viene rapinata, violentata ed uccisa da Nicolae Romulus Mailat, cittadino romeno di 24 anni, con precedenti penali nel suo paese risalenti ad una reclusione nel carcere minorile già a 14 anni. Quando ho ricevuto la notizia ero a Bucarest, in uno studio televisivo dove era atteso anche il Presidente della Repubblica. Era chiaro che l’evento avrebbe avuto ripercussioni sulla popolazione romena residente in Italia, ovvero 1 milione e 400 mila persone. E fra questi – si stima – solo 3.000 sono gli individui a rischio, qualche volta attratti dal fatto che in Romania le leggi penali sono più rigide e la repressione contro il crimine è più dura. Ma quello che mi ha sconcertato è stata l’anarchia delle reazioni in entrambi i paesi: in Italia, dove si è scatenata una comprensibile e generalizzata caccia all’untore ed in Romania, dove il bisogno collettivo di lavarsi la coscienza si risolveva con l associazione del crimine alla razza zingara di Mailat, che confermava il pregiudizio xenofobo e il falso ideologico di cui soffre buona parte della popolazione romena: i romeni sono buoni, gli zingari sono cattivi. L’ennesimo luogo comune. Sono cresciuto a Milano e considero l’Italia il mio luogo d’elezione ma in quel momento il mio mondo si era capovolto ed ho avvertito l’urgenza di una riflessione più approfondita sulle relazioni fra romeni ed italiani: un tema tabù nel contesto della diffusa tendenza anti-romena. Così ho cominciato le ricerche ed ho scoperto l’esistenza di Francesca Cabrini, la patrona degli emigranti, nata nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano e proclamata santa da papa Pio XII. Una suora che all’epoca dell’esodo di milioni di italiani in America aveva compiuto oltre 30 viaggi nel nuovo mondo per costruire orfanatrofi, scuole, ospedali. Una donna che lavorava per l’integrazione in un contesto in cui gli italiani erano vittime di pregiudizi e di intolleranza. Un personaggio emblematico da cui prende il titolo il film. In effetti l’Italia è diventata per i romeni quello che fu l’America per gli italiani alla fine del XIX secolo: il luogo dove tutto è possibile, la terra promessa, il sogno. Eppure FRANCESCA non è un film sull’emigrazione, piuttosto è un film sul suo presupposto: ovvero sulla crisi di identità tipica dei paesi ex comunisti che porta a cercare un “altrove”. Credo che il crollo di un sistema molto rigido come quello dittatoriale, con una scala di valori poco flessibile, comporti una conseguenza perdita di punti di riferimento. Ed è questo il contesto in cui Francesca decide di partire, anche se potrebbe continuare a lavorare nel suo paese. E’ il bisogno di cercare il proprio “ubi consistam”, un ruolo, una collocazione, una nuova identità. Ma il destino vuole che per quanto tutti avvertano Francesca dei rischi di ogni tipo che potrebbe correre in Italia, il pericolo arriva proprio da dove meno lo aspetta.
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