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I LUMINARI

ELEANOR CATTON
“Un’esplosione di talento. Un’autrice completamente diversa da chiunque scriva oggi.” Sunday Times

Sinossi

ELEANOR CATTON

I LUMINARI

 

“C’erano questo mondo più ampio, fatto di tempo che scorreva e di spazi che mutavano, e quest’altro mondo piccolo e fermo, fatto di orrore e di apprensione; si inserivano perfettamente l’uno nell’altro, una sfera dentro una sfera”


“Eleanor Catton è una scrittrice straordinaria. Il libro è enorme – 832 pagine. Ma ogni frase di questo racconto ambientato nella selvaggia costa occidentale del Sud della Nuova Zelanda durante il tempo della caccia all’oro è scritta magistralmente, ogni finale di capitolo ha una tale tensione che la supplica del lettore è di andare veloce al prossimo.” The Guardian

“In un anno segnato dalla grande varietà di temi dei romanzi di tutti i candidati, i giudici hanno voluto premiare l’audacia di Eleanor Catton nello scegliere una forma antica, quella del Sensational Novel vittoriano. Si inserisce nella tradizione di Wilkie Collins e Herman Melville, e tira fuori qualcosa di veramente nuovo.”

La giuria del Man Booker Prize

 

1866, Nuova Zelanda. Walter Moody è appena sbarcato nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato, costruito tra la giungla selvaggia e la costa più impervia, esposta ai venti e agli influssi delle maree. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala fumatori del Crown Hotel per parlare di una serie di crimini e misfatti avvenuti a Hokitika in quei giorni, e rimasti ancora irrisolti. Un benestante facoltoso è sparito senza lasciar traccia, una puttana bellissima ha provato a togliersi la vita, un’enorme somma di denaro è stata rinvenuta nella topaia di un povero dissoluto. Moody ha l’impressione di aver interrotto qualcosa di privatissimo e oscuro insieme, ma deve chiedere un brandy e una poltrona comoda per provare a dimenticare ciò a cui ha assistito a bordo del brigantino che l’ha portato fin lì: un fascio di luce, striature di sangue, poi il buio più nero. È un intrico di destini e di fortune, tanto complesso e perfettamente ordito come una notte stellata, questo ambizioso romanzo vittoriano vincitore del Man Booker Prize 2013. Eleanor Catton, giovane talento che è già una promessa, costruisce con abilità magistrale un mondo celestiale che cambia aspetto a ogni giro di Ruota, perché ne I Luminari niente, anche quando ha senso, è come sembra.

La più giovane vincitrice del prestigioso Man Booker Prize

 

Eleanor Catton, nata in Canada, di nazionalità neozelandese e residente in Australia, è la più giovane scrittrice a vincere il prestigioso Man Booker Prize a soli 28 anni. Il romanzo con le sue 832 pagine è anche l’opera più lunga a vincere nei quarantacinque anni di storia del premio. The Luminaries è il secondo libro di Eleanor Catton dopo La prova (Fandango 2010), finalista al Guardian First Book Award e vincitore del Glenn Schaeffer Fellowship 2008 presso l’Iowa Writer’s Workshop.

 

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Note

Traduzione Chiara Brovelli

“I dodici uomini riuniti nella sala fumatori del Crown Hotel davano l’impressione di essersi incontrati accidentalmente. A giudicare dal comportamento e dall’abbigliamento di ciascuno – redingote, marsina, giacche Norfolk con bottoni di corno, fustagno giallo, cambrì e tessuto diagonale – sarebbero potuti essere dodici estranei a bordo di un treno, diretti verso quartieri diversi di una città in cui nebbia e maree sarebbero state sufficienti a dividerli. C’era chi era impegnato a leggere attentamente il giornale, chi si chinava in avanti per far cadere la cenere della pipa nel focolare, o a mettere la mano obliqua sul panno verde per fare un tiro a biliardo, e lo studiato isolamento di ciascuno contribuiva a creare quel genere di silenzio corporeo che si nota a tarda sera sui treni pubblici; un silenzio che qui non veniva smorzato dall’avanzata lenta e pesante delle carrozze, bensì dal ticchettio forte della pioggia.”