Dal 14 luglio in tutte le librerie

LIGHT HEAD

OL’GA SLAVNIKOVA
Orwell, Kafka, Blade runner, Casablanca e Stranamore. Una miscela esplosiva per una spy-story satirica
che indaga le ragioni sociali del male.

Sinossi

Maksim T. Ermakov pesa 4 chili in meno rispetto alla media. La sua testa è più leggera di quella di chiunque altro e sembra vuota, come continuamente battuta dal vento. La sensazione che ha è di una grande bolla all’altezza del collo, e pensare gli costa fatica. Eppure, con grande dedizione, si è messo a fare il PR in una fabbrica di cioccolato ed è felice: non ha legami, guadagna abbastanza, ha una Toyota e un appartamento borghese. La sua vita fila tranquilla, ma poi riceve una visita e tutto si complica. L’istituto di Prognosi Sociali ha rilevato una preoccupante anomalia: la testa di Maksim emana radiazioni dannose per l’intero pianeta. È accusato di essere il responsabile di tutti i cataclismi che minacciano il paese: inquinamento climatico, attacchi terroristici, incidenti stradali, incendi, malattie. Non c’è altra soluzione per lui che non sia la morte. E dovrà procurarsela da solo, commettendo un suicidio che abbia la parvenza di un martirio. Light Head è una distopia carambolante, che miscela senza parsimonia i generi letterari, riflettendo sulla contemporaneità di un Paese, la Russia, in cui l’interrogativo posto da Dostoevskij – sacrificare il mondo o la propria tazza di tè – viene risolto in maniera univoca e senza drammi di coscienza in favore del tè, ovvero della libertà personale, individuale.

La condizione del protagonista racconta più di quello che quel suo difetto fisico suggerirebbe. Fin da bambino, Maksim T. Ermakov disperde informazioni, semplicemente perché la sua testa non può custodire il sapere, che diventa evanescente, polvere nell’aria. Forse, proprio per questo, può guardare la realtà senza sovrastrutture, deducendo dalle circostanze o meglio dai fatti di cui all’improvviso diviene protagonista. E la verità che si fa spazio lentamente nella sua testa leggera è che gli scopi umanitari in realtà facciano perlopiù gli interessi di qualcun altro. “Scegliere il te significava scegliere la libertà”, ed è questo che Maksim T. Ermakov farà per tutta la durata del romanzo, una sottrazione continua alle pressanti richieste in virtù di una liberazione profonda, quella a cui auspicano tutti senza riuscirci davvero. Maksim è l’uomo nuovo, che fa a pezzi la tradizione insieme al culto della sofferenza e del martirio, perpetrati sia dall’ortodossia che dalla letteratura russa. Lui non intende soffrire, o sacrificarsi, perché non ha a cuore la spiritualità, o meglio, ha a cuore la vita, la sua. E in quest’atto egoistico, in qualche modo si fa portavoce dei diritti di tutti gli uomini.

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Note

Con una scrittura veloce, da miscela esplosiva, Ol’ga Slavnikova racconta il desiderio dell’uomo per la libertà nella lotta feroce contro tutto ciò che l’ideologia imperante pretende da ciascuno di noi: manipolazione, insensibilità, cinismo, disillusione. Tra le scrittrici russe più note della sua generazione, Ol’ga Slavnikova riscrive la storia del proprio Paese in una visione apocalittica che si avvicina spaventosamente alla realtà, perché, come sostiene Emmanuel Carrère, puoi fare ciò che vuoi finché non incontri la politica. La politica è riservata al potere.

 

“Quando mi batto per me, mi batto solo per me?”

Ol’ga Slavnikova, nata negli Urali, a Ekaterinburg, nel 1957, è tra le più note scrittrici russe della sua generazione. Ha studiato giornalismo e lavora come editor, oltre a essere un’apprezzata critica letteraria in Russia. L’immortale è uscito per Einaudi nel 2006. Il suo ultimo romanzo, 2017, ha vinto il Russian Booker Prize.


Pubblicato con il sostegno dell’Istituto della traduzione, Russia

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