Cast Tecnico

Regia – IM Sang-soo

Sceneggiatura – IM Sang-soo

Produttore – Jason CHAE

Direttore della fotografia – LEE Hyung-deok

Fotografia – LEE Ha-jun

Costumi – CHOI Se-yeon

Suoni – BLUECAP

Montaggio – LEE Eun-soo

Musiche – KIM Hong-jip

Prodotto da Mirovision

107 minuti – 35mm – Colore – Dolby Surround – 2.35 – Corea del Sud


 

Cast Artistico

JEON Do-youn – Euny

LEE Jung-jae – Hoon

YOUN Yuh-jung – Byung-shik

SEO Woo – Hera

PARK Ji-young – madre di Hera

AHN Seo-hyun – Nami

HWANG Jung-min – Soon-bun

MOON So-ri – medico 1

KIM Jin-ah – medico 2

dal 27 Maggio al cinema!!

THE HOUSEMAID

Im Sang Soo

Sinossi

Euny viene assunta come aiuto-governante presso una ricca famiglia borghese. Il padrone di casa, Hoon, la seduce e ne fa la sua amante. La vita di tutta la casa vacilla.

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Note

Intervista con il regista

Qual è il suo rapporto con il film originale, Hanyo, diretto da KIM Ki-young nel 1960?

In Corea Hanyo è un film leggendario, con cui tutti prima o poi abbiamo dovuto confrontarci. È un film che appartiene alla Storia e alla storia di ogni spettatore sudcoreano. Il produttore Jason Chae aveva da tempo intenzione di farne un remake. Aveva pronta una sceneggiatura e anche il cast, ma il progetto era stato poi trascurato. Mi ha chiesto di aiutarlo proprio nel momento in cui il film a cui stavo lavorando da due anni, e che dovevo girare in Francia, si trovava a un punto morto. La sfida era ovviamente enorme: confrontarsi con un tale monumento della nostra cultura. Ho scelto di riscrivere interamente la sceneggiatura, volevo essere l’autore completo del film e soprattutto non volevo trattarlo come una semplice commessa. Questo mi è valso una piccola polemica nazionale, visto che la sceneggiatrice che si era occupata del testo prima di me è molto famosa nel mio Paese. Il mio atteggiamento è stato dirmi che dovevo far meglio di KIM Ki-young o per lo meno eguagliarlo. Il suo film ha la particolarità di offrire una rappresentazione fedele della società coreana dell’epoca. Sono passati cinquant’anni, quindi la chiave del mio approccio è stata decidere che il mio film fosse lo specchio di questa evoluzione e dello stato di quella stessa società nel 2010.

I suoi tre film precedenti erano espressamente sociologici, culminanti con il celebre La Moglie dell’Avvocato. Ma questa non è una qualità che si applicherebbe a priori a THE HOUSEMAID, che si presenta soprattutto come un thriller sessuale stilizzato.

Per me, il soggetto profondo del film, la posta in gioco più importante, era descrivere quelli che chiamo i “super ricchi” del 2010. Persone che vivono dietro un muro, isolati dal resto della società, protetti dal culto del segreto, ma che sono i veri dirigenti della Corea odierna. Capisco che il film possa dare l’impressione di essere un esercizio di stile barocco e stravagante, ma la realtà è che sono obbligato a passare da qui per descrivere queste persone in maniera realistica. Perché è dai loro rifugi dorati, dissimulati dietro un velo misterioso, che orchestrano la nostra società. Nei primi tre film ho osservato i miei personaggi come farebbe un antropologo. Ed è quello che ho fatto ancora una volta per THE HOUSEMAID. Certamente, da quando il film è uscito in Corea qualche settimana fa, ne ho parlato nelle interviste come se si trattasse di una semplice suspense erotica. Ma solo perché altrimenti la gente non sarebbe andata a vederlo!

Il film non si basa su una semplice dialettica “amante/domestica”, con l’uomo al centro. Ci sono due amanti – la madre e la figlia – e due domestiche – l’anziana e la giovane – che rendono il film molto più complesso nella sua totalità.

È anche questo che permette di parlare dell’evoluzione dei costumi, di quello che cambia e di quello che si trasmette da una generazione all’altra. L’anziana domestica ha un comportamento un po’ schizofrenico: vorrebbe vivere come i suoi padroni, all’inizio tende a prendere le loro parti, ma sa bene, in fondo, che non potrà mai essere come loro. È un personaggio molto ambiguo, talmente invidioso nei confronti dei ricchi che finisce per opporsi all’assunzione della nuova governante Euny, di cui invidia la purezza e il rapporto molto sano che ha con il suo lavoro. Quanto alla padrona di casa, accetta il fatto compiuto dell’infedeltà del marito perché non ha altra scelta. In qualche modo, è lei che si inginocchia davanti a Euny, mentre questa rimane fedele a se stessa e alle sue convinzioni dall’inizio alla fine del film. La vedo come l’unico personaggio libero del film. La sola che non si sottomette mai. La sola che, alla fine, non è una serva…

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