#VOLA Il Manuale di chi tifa Lazio

STEFANO CIAVATTA

Giornalisti, blogger, scrittori e autori tra i più noti alle proprie tifoserie, ricostruiscono pregi e i difetti della propria fede. Smontando i tanti luoghi comuni sulle appartenenze  calcistiche.


Sinossi

 

La Lazio è un gran teatro dove convivono il melodramma e l’esistenzialismo, la tragedia e la commedia, cialtroneria e cose matte e disperate, pietas e teppismo.

Io sono nato nel 1974, l’anno del primo scudetto romano dal dopoguerra. Il primo abbonamento è arrivato a dieci anni con la Lazio di Chinaglia presidente. Allo stadio con mio padre ho visto il gol di Fiorini per non retrocedere, l’irriverenza di Di Canio, le lacrime di Gascoigne, Signori capocannoniere e Zeman al timone. Poi a ventisei anni l’apoteosi del secondo scudetto con Nedved, Mancini e Simeone, vissuta allo stadio sempre con mio padre. La Lazio è diventata così una seconda casa ma sempre sregolata, irrequieta, mai tranquilla.

 

“Abbiamo continuato a vincere trofei con Dabo, Rocchi e Lulic e nel

frattempo sono passati 40 anni da quel primo scudetto. Nel mezzo è

successo tutto e il contrario di tutto, è stato come far varcare una linea

d’ombra a un’intera famiglia.”

 

 

“Nella concordia le piccole cose crescono sta scritto nel motto della società,

e la Lazio piccola cosa non lo è mai stata” 

 

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Note

Stefano Ciavatta, giornalista e autore tv, scrive per Europa, Studio e Pagina 99. È diventato professionista al desk del Riformista. Ha scritto per l’Espresso.it, Il Fatto Quotidiano e Link.